Percorso

Scuola Senza Zaino

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20 anni. Pochi e tanti nello stesso tempo; una persona  a venti anni è all’inizio della vita ma ha già raggiunto la maggiore età e come cittadino può votare, può lavorare, può comprarsi una casa: insomma è considerato maturo per essere autonomo e responsabile eppure è ancora molto giovane.
20 anni sono pochi e tanti anche per  il modello di “Scuola Senza Zaino, per una scuola comunità” che muoveva nell’anno 2001/2002 i primi passi su una idea del dirigente Marco Orsi con una sperimentazione che coinvolgeva quattro istituti  Toscani (Lucca 7, Fauglia, Massarosa 1 e Capannnori 3 a cui si aggiunsero l’anno dopo Lucca 5 e Montespertoli); insegnanti e dirigenti che con studi approfonditi e ricerca azione confrontavano le buone pratiche che realizzavano nelle loro classi.
Nasce così in quegli anni  la piccola rete delle Scuole SZ a norma del DPR n. 275 del 1999 e viene data vita al Gruppo Fondatore.
Nel 2009 viene promossa una ricerca sugli esiti degli apprendimenti nelle scuole Senza Zaino della Toscana, condotta dall’Università di Firenze, i cui risultati confortanti sono contenuti nel testo di Menesini, Pinto e Nocentini dal titolo: Apprendimento e competenza sociale nella scuolaUn approccio psicologico alla valutazione e alla sperimentazione edito da Carocci (2014).

La ricerca spinge il Gruppo Fondatore a fare due nuove grandi azioni: nel 2012 viene costituita l’Associazione Senza Zaino e nel  2013 viene pubblicato il testo “Linee-Guida per le scuole. Un Approccio Globale al Curricolo” edito da Tecnodid, dove si individuano i 5 passi per la realizzazione del modello di scuola:

  1. organizzare gli spazi, dotarsi di strumenti e tecnologie didattiche;
  2. organizzare la classe, differenziare l’insegnamento;
  3. progettare, valutare e organizzare le attività didattiche,
  4. sviluppare i saperi e la cultura;
  5. gestire la scuola-comunità nell’istituto–rete di comunità; coinvolgere i genitori, aprirsi al territorio.

Il modello di scuola, seppur ancora giovane, si sta consolidando (sono pubblicati anche i primi libri) ed la Rete nazionale delle scuole e l’Associazione costituiscono un movimento dal basso che si amplia e si espande costantemente.
Oggi la Rete è composta da 684 scuole riunite in 308 istituti distribuiti in tutte le regioni; 22 di queste scuole sono scuole Polo regionali che coordinano reti territoriali.
Il modello è conosciuto, studiato, apprezzato ed a volte criticato.
Per la sua realizzazione servono da parte di ogni scuola impegno, formazione, coraggio, alleanze; serve avere una visione di scuola aperta all’innovazione, alla ricerca, al dialogo con i territori. La Scuola Senza Zaino non è un progetto fra i tanti ma un Modello di Scuola che nasce da una visione culturale e valoriale che abbiamo definito “Approccio Globale al Curricolo”.
E’ un modello dinamico frutto di un lavoro di ricerca costante che si confronta con i tempi ed i cambiamenti della società anche quelli attuali generati da una pandemia che sta coinvolgendo la scuola di ogni ordine e grado.

Festeggiare i 20 anni di Senza Zaino - non in forma autocelebrativa - significa confrontarsi con i territori nei quali il modello si è sviluppato, confrontarsi con i docenti ed i dirigenti che questo modello hanno implementato con originalità e ricchezza pedagogica nelle loro scuole, significa confrontarsi con le istituzioni nazionali, le università, gli organismi europei che ci osservano e ci studiano. Significa per noi anche aprire nuovi scenari di ricerca e di studio con iniziative pubbliche e progetti particolari con quello avviato con l’impresa sociale Con i Bambini che porta il titolo “L’Ora di Lezione non Basta” che coinvolge 15 scuole Senza Zaino e 15 partner scelti con cura.

Il 1 ottobre 2021 abbiamo aperto l’anno scolastico e l’anteprima delle iniziative dei 20 anni con un dibattito pubblico dal titolo “Porte Aperte A” proprio per dare significato al lavoro che facciamo ogni giorno; le porte delle scuole Senza Zaino sono aperte al confronto fra docenti, al dialogo con la comunità, all'innovazione didattica, alla ricerca pedagogica, alla partecipazione attenta e consapevole dei bambini, dei ragazzi e dei giovani.

Le molte iniziative, di cui daremo informazione,  sono organizzate sui territori in collaborazione con le scuole e si dipanano nel corso di tutto l’anno solare 2022 fino a chiudersi con un convegno nazionale previsto a Lucca per il 15 ottobre prossimo. Poiché ogni iniziativa avrà la possibilità di essere seguita anche a distanza,  invitiamo tutti i nostri docenti a darne comunicazione  ai genitori delle loro scuole ed a rimanere ancora accanto alla grande comunità di Senza Zaino  in questo terzo difficile anno della crisi pandemica. 

Daniela Pampaloni
Co-fondatrice del modello 
Coordinatrice nazionale della Rete

IL SOGNO AZZURRO DELLA SCUOLA

Gentili insegnanti, cari genitori e gentili dirigenti,

è ricominciata la scuola, la scuola della presenza, la scuola che ha messo da parte, si spera almeno per un bel po’, la distanza. Ecco riprendiamo con entusiasmo questa bella consuetudine che era stata tolta a noi, adulti, genitori, docenti e dirigenti, ma soprattutto a loro, bambine e bambini, ragazzi e ragazze. Non dimentichiamolo, la scuola è il dono che una società consegna loro dicendo dell’accompagnamento che si fa presenza e aiuto per diventare grandi, donne e uomini che si assumeranno via via la responsabilità di inventare il proprio e l’altrui futuro. È una grande conquista che ci appare ancora più di valore nel momento in cui è stata indebolita o addirittura venuta a mancare.

E tuttavia anche durante i mesi di  lokdown e quelli successivi delle restrizioni, le scuole del nostro movimento Senza Zaino, hanno saputo trovare i modi per continuare un percorso, rimanendo salde nei valori e ancorate alle pratiche didattiche. Ricordo le Proposte per la ripartenza verso il futuro del maggio 2020 e le linee-guida dal titolo Per stare in sicurezza, nonché il recente impegno per dare indicazioni sull’accoglienza dei nuovi docenti (l’onboarding). In tutti questi documenti abbiamo ricercato quell’equilibrio possibile tra scuola sicura e scuola innovativa, tra il rispetto della persona e il senso della comunità. È stato significativo che - pur nelle difficoltà - docenti, dirigenti, alunni e genitori abbiano reagito positivamente. Di questo siamo a loro grati, perché ora è più facile guardare in avanti: come dire, gli ostacoli, lungi dallo scoraggiarci, ci hanno resi più forti.

Dicevo della bella consuetudine della scuola. Sì una bella consuetudine, ma che ci impegna a rivedere con occhi diversi questa grande e importante istituzione. Lo sappiamo, nel nostro Paese le cose non vanno proprio bene. La scuola, non da ora, ha difficoltà a funzionare come ascensore sociale e la pandemia - molti dati purtroppo ce lo mostrano - ha aggravato la situazione: i poveri sono aumentati e spesso la didattica ha segnato il passo. Né dobbiamo nasconderci i famosi risultati di OCSE - PISA sugli apprendimenti non proprio esaltanti. Nondimeno il nostro pensiero va a quei 3 milioni di NEET fuori dai percorsi di formazione e lavorativi, per non citare la piaga degli abbandoni scolastici che ancora ci relega ad un preoccupante 13,1%.  Sappiamo poi di quella parte di docenti reclutati con modalità troppo superficiali e di un’organizzazione debole: alla mancanza del

- management si affianca la precarietà dell’ apparato amministrativo, mentre - come anche la Fondazione Agnelli ci ha detto - non riusciamo ad uscire da un didattica standardizzata purtroppo rafforzatasi nella pandemia.

Tutto questo non per instillare pessimismo, ma solo per ricordare dove siamo e rammentare che nel nostro Paese abbiamo grandi risorse di competenze e di entusiasmo che non aspettano altro che essere stimolate, valorizzare, orientate. Sono stati davvero emozionanti, e carichi di insegnamento gli straordinari risultati sportivi conseguiti dal nostro Paese: il Campionato Europeo di calcio, il tennis, i giochi Olimpici e Paraolimpici. Gli atleti hanno raggiunto quei grandi traguardi grazie al loro impegno personale, ma anche in virtù del sostegno di team di esperti che hanno riconosciuto i talenti personali e incoraggiato questi giovani, realizzando comunità di pratiche in grado di integrare saperi e discipline, condividendo obiettivi. E poi le famiglie hanno sostenuto e incoraggiato. Per non dire degli allenatori, i coach, leader credibili agli occhi di questi atleti, in grado di guidare tutti verso la meta agognata.

Questo Sogno Azzurro deve invadere la scuola. La scuola dove - lo abbiamo visto in questi 20 anni di movimento Senza Zaino - sono presenti competenze, entusiasmi e dedizioni davvero straordinari. Sono risorse di persone, alunni, docenti, dirigenti, genitori, che meritano tutta la nostra attenzione per quel cammino di trasformazione che abbiamo insieme intrapreso. Ci è chiesto di essere guide, leader che perseguono con tenacia una direzione. Senza tutto ciò la quantità di soldi del PNRR non potrà fare la differenza, ma solo aumentare un debito pubblico già pesantissimo. Sarà invece decisiva la qualità dei nostri intenti, della nostra cultura pedagogica e dei nostri progetti, cioè il cuore che butteremo oltre l’ostacolo e la mente capace di pensare in grande, nonché i leader che si assumeranno le responsabilità. Come nel Sogno Azzurro. Allora non mi pare inutile sottolineare i 3 valori del movimento Senza Zaino: la responsabilità, la comunità e l’ospitalità che si rendono operativi nei 5 passi.

I 5 PASSI: Il primo, lo ricordo, è quello degli spazi e degli oggetti, rivalutando la mano e il corpo e mettendo insieme tattile e digitale. Insomma la didattica dei 100 linguaggi, per stare alle suggestioni di Loris Malaguzzi, dove l’ambiente è il terzo educatore. Il  secondo è la partecipazione di ciascuna alunna e alunno alla gestione della classe: Maria Montessori faceva scrivere nelle scuole lo slogan: “Maestra insegnami a fare da solo”. Il terzo

riguarda i modi di progettare e valutare: qui la grande sfida, come dice John Hattie, è quella valutazione che innanzitutto, impegna in primis, i docenti e i dirigenti.

Il quarto punto sottolinea tra l’altro la comunità professionale: autori come Wenger e Lave ci hanno spinto ad animare lo scambio di pratiche e lo sviluppo di una collaborazione fattiva tra i docenti: si tratta di passare dall’IO, la mia classe, il mio orario, i miei alunni, al NOI della nostra scuola, dei nostri alunni, del tempo e dei contenuti in vista - come noi diciamo - di un Approccio Curricolo Globale. Infine, il quinto passo introduce l’attenzione alla comunità educante che è lo spazio per combattere la povertà educativa come stiamo facendo con il progetto L’Ora di Lezione non Basta che impegna da vicino 15 tra i nostri quasi 300 istituti. Il giovane ecologista inglese Rob Hopkins ha illustrato esperienze avvincenti di queste comunità in grado di risollevare anche i ceti meno abbienti, mentre Edgar Morin, con la sua visione universalistica, ci ha aperto la mente agli scenari della pace nella prospettiva di un insegnamento ricomposto, capace di affrontare quelle grandi sfide poste dall’Agenda 2030.

Facciamo allora scrivere, come fece con i suoi ragazzi don Lorenzo Milani, I care, mi interessa, ci tengo, mi importa: mi sento responsabile. Noi, dunque, abbiamo un sogno, il nostro Sogno Azzurro, un sogno da alimentare continuamente e rendere vivo nel presente. Ecco l’invito che faccio a tutti: teniamo alta la bandiera di questo sogno capace di farsi straordinaria quotidianità.

 Un caro saluto e buon inizio a tutti voi.

Marco Orsi

Presidente dell’associazione Senza Zaino

Ideatore delle scuole Senza Zaino

Lucca, 15.09.2021




https://m.youtube.com/watch?feature=youtu.be&v=bkNc9VyD-EY

 RETE SENZA ZAINO E SENZA ZAINO DAY
 
Diretta 20 maggio 2020
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